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Domenica 26/12/2010 - 16:42 (UTC) «Sì, bisogna cambiare l’economia mondiale. Non è un fatto drammatico di per sé ma è piuttosto un fatto necessario. Drammatica è la situazione attuale. Drammatico sarebbe non cambiarla. Oggi e da almeno trent’anni, l’umanità è in grado di produrre beni e servizi per soddisfare tutti i bisogni essenziali di ogni essere umano e quindi di stabilire le condizioni materiali affinché ogni persona possa realizzare il massimo sviluppo e la piena scoperta di sé. Ed invece la maggior parte della popolazione vive male. In ogni paese. Sia in occidente sia in oriente. Sia a nord sia a sud. Miliardi di persone, almeno cinque miliardi su sette, vive male. In Europa, in America, in Asia, in Africa, in Australia. Europei e nordamericani hanno generalmente migliorato le loro condizioni a discapito dei popoli, dei lavoratori, degli altri continenti. Hanno sfruttato le loro risorse ed il loro lavoro. Ma non hanno conquistato la libertà. Perché, come non può essere libero un popolo che opprime un altro popolo, così non può essere libera una persona che ne opprime altre. Questo vale sia all’intermo di ogni paese sia a livello mondiale. Paradossalmente, lo sviluppo economico di paesi rimasti arretrati provoca la povertà dei paesi che si erano più sviluppati. Nonostante il loro processo di sviluppo, in Brasile, Russia, Cina ed India, centinaia di milioni di persone stanno male. Questo accade perché il modello di sviluppo e la struttura economica non sono cambiati: pochi si appropriano della maggior parte della ricchezza e tutti gli altri ne sono privi. Quindi, bisogna ridistribuire equamente lai ricchezza e per farlo bisogna adottare una moneta del lavoro da assegnare in parti uguali. Poi, bisogna restituire valore al lavoro organizzando la produzione in funzione della soddisfazione dei bisogni e non del profitto. Infine, bisogna che ogni persona si assuma le proprie responsabilità, senza leader e senza miti, accettando i rischi e partecipando ai risultati delle proprie attività. Solo così si salva il mondo ed inizia la storia della società umana.» Rodolfo Marusi Guareschi.
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